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Notizie

Le politiche italiane sul cloud migliorano, attesta BSA

Secondo il Global Cloud Computing Scorecard di BSA, l’Italia guadagna due posizioni rispetto all’ultima edizione, mentre il Sudafrica fa passi da gigante e Russia e Cina invece arretrano.

Milano — 26 aprile 2016 — In un nuovo studio di vasta portata realizzato da BSA | The Software Alliance e volto a valutare le politiche dei singoli stati nel mondo in ambito cloud, l’Italia si situa all’ottavo posto fra le 24 nazioni principali a livello economico, il che significa che ha guadagnato due posizioni rispetto alla precedente edizione della medesima ricerca, che risale al 2013. Un buon segno: significa che l’ambiente legale e regolamentare nel nostro Paese incoraggia lo sviluppo dell’innovazione nel campo del cloud.

In particolare, gli analisti internazionali hanno apprezzato che la normativa italiana a tutela diritto d’autore offra valide protezioni giuridiche dal cybercrime anche alle applicazioni ecommerce e cloud, aderisca agli standard internazionali sull’interoperabilità e preveda al proprio interno l’impiego della firma digitale, che il Regolamento di AGCOM per la tutela del diritto d'autore online (in vigore dal 2014), abbia introdotto il principio del notice and takedown di eventuali contenuti pirata, che il Governo abbia varato la Strategia per la banda ultralarga(marzo 2015) in ottemperanza all’Agenda Digitale della Commissione Europea.

Il 2016 BSA Global Cloud Computing Scorecard classifica infatti la predisposizione allo sviluppo del cloud computing delle 24 nazione che insieme ammontano all’80% del mercato mondiale dell’IT. Nello studio, vengono analizzati i punti di forza e di debolezza di ciascuna nazione in sette aree chiave a livello policy: privacy dei dati, sicurezza, contrasto al cyber crime, tutela alla proprietà intellettuale, supporto agli standard di settore e all’armonizzazione sovranazionale delle legislazioni, promozione del libero commercio e avanzamento delle infrastrutture.

La peculiarità del cloud computing è quella di offrire a chiunque – da un governo a una piccola impresa, da una start-up al singolo consumatore – di accedere alle tecnologie più avanzate agevolmente, rapidamente e a costi accessibili, nella forma di servizi che quindi aprono la porta a potenzialità di connessione, produttività e competitività.

I risultati dell’edizione 2016 dello studio evidenziano che quasi tutte le nazioni analizzate hanno assistito a solidi avanzamenti nei rispettivi ambienti politici rispetto al precedente Scorecard del 2013, anche se si è modificata la distribuzione fra nazioni che hanno conseguito forti piuttosto che medi o bassi miglioramenti: le nazioni protagoniste di un medio avanzamento si sono perlopiù assestate su situazioni stagnanti, mentre quelle dai miglioramenti più elevati continuano a raffinare ulteriormente le proprie politiche.

«È incoraggiante vedere che l’Italia ha guadagnato due posizioni rispetto al 2013, rafforzando il proprio impegno verso politiche favorevoli all’innovazione nel cloud», commenta Victoria Espinel, presidente e CEO di BSA. «Ormai tutte le nazioni devono riconoscere che le proprie politiche hanno un impatto sul marketplace globale del cloud, per cui questa ricerca intende essere anche una chiamata alla collaborazione fra i governi nazionali, affinché i rispettivi sistemi economici possano avvantaggiarsi dei benefici offerti dal cloud».

«Ci conforta constatare che i risultati della ricerca mostrino un’Italia protesa verso l’innovazione, anche grazie alla sensibilità manifestata dalle Istituzioni su queste tematiche, come dimostrato anche in occasione della recente audizione delle associazioni di categoria presso la Commissione Anticontraffazione della Camera dei Deputati», le fa eco Paolo Valcher, presidente del Comitato italiano di BSA. «BSA Italia intende mantenere e rafforzare la collaborazione con AGCOM, la Commissione parlamentare e tutti i corpi istituzionali, al fine di creare nel nostro Paese il clima più favorevole perché il cloud e l’IT tutta possano esprimere appieno il proprio contributo alla ripresa economica e all’occupazione».

In termini di classifica delle nazioni più “cloud-virtuose”, la “top five” comprende Giappone, Stati Uniti, Germania, Canada (cresciuto di cinque posizioni rispetto al 2013) e Francia, ma la nazione che ha realizzato l’avanzamento più stupefacente in termini relativi è stata il Sudafrica (che è salito di ben sei posizioni).

In particolare, tre dei Paesi trainanti in classifica – Thailandia, Brasile e Vietnam – continuano a dar vita a miglioramenti significativi e consistenti e stanno chiudendo il proprio divario con le nazioni della fascia intermedia. I principali mercati mondiali dell’IT sono rimasti sostanzialmente stabili con miglioramenti marginali.

Naturalmente, sono emerse pure tendenze negative: ad esempio, pochi Paesi stanno promuovendo politiche di libero scambio o di armonizzazione delle politiche del cloud computing. In particolare, Russia e Cina hanno imposto nuove politiche che ostacoleranno il cloud computing, limitando la possibilità dei fornitori di servizi di cloud computing di far transitare agevolmente i dati attraverso i confini nazionali.

La classifica completa delle 24 nazioni analizzate, con tutti i risultati dettagliati, è disponibile presso www.bsa.org/cloudscorecard.

BSA

BSA | The Software Alliance (www.bsa.org) è la principale organizzazione del settore software. Rappresenta nei confronti dei governi e del marketplace internazionale le principali aziende a livello mondiale, che investono ogni anno miliardi di dollari per creare soluzioni volte a potenziare lo sviluppo economico e a migliorare la vita quotidiana di tutti. Attraverso la sede di Washington e i comitati attivi in oltre sessanta nazioni, BSA sperimenta programmi volti al rispetto della legalità nel campo del software, sostiene politiche pubbliche che favoriscono l’innovazione tecnologica e lo sviluppo del mondo digitale.

Ulteriori informazioni su www.bsa.org/italia.

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